4decimi Vittorio Venezia

Vittorio Venezia winner DESIGN REPORT AWARD 2015

4decimi comprende dodici corpi illuminanti a sospensione ispirati alla semplicità scultorea dei contenitori metallici e degli utensili tradizionali della Sicilia occidentale. Le lampade sono in acciaio, interamente tagliate, curvate e saldate a mano dallo stagnino ottantaseienne Nino Ciminna, nel più antico laboratorio della via Calderai di Palermo.

4decimi is a collection of twelve pendant steel lamps, inspired by the sculptural simplicity of metal containers and traditional tools of western Sicily. Each light fitting is hand-cut, curved, bent and welded by eighty-six years old craftsman Nino Ciminna in the oldest workshop of via Calderai. 4decimi is one part of the OfficineCalderai project which also includes Ferro collection.

vittoriovenezia.com

 

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Vittorio Venezia

Vittorio Venezia

Vittorio Venezia, designer italiano. Si laurea nel 2005 in Architettura presso la Facoltà di Palermo. Si dedica al design fin dal 2004 dopo la vittoria del premio Martini Bombay Sapphire Collection. Nel 2006 la sua tesi di laurea vince il Lucky Strike Junior Award. Nel 2007 si trasferisce a Milano e collabora con diversi designer di fama internazionale. Nel 2008 viene selezionato per la Triennale Prime Cup e inserito nella mostra Internazionale New Italian Design. Durante il percorso professionale vince importanti premi internazionali tra i quali: Grand Prixe Emile Hermes 2008, Promosedia 2012, Cristalplant 2013. Alcuni suoi progetti sono stati esposti presso la Triennale di Milano, il Louvre e il MAXXI. Dal 2012 è coodirettore del master “Out of the door” presso l’accademia Abadir di Catania. Vive e lavora tra Palermo e Milano, dove collabora con numerose aziende, tra le quali Alcantara, Falper, Meritalia.

http://www.vittoriovenezia.com/

Vittorio Venezia  Polipixel

Vittorio Venezia Polipixel Meritalia

Una superficie che sembra attestarsi nella sua natura disomogenea e spigolosa, che sembra di fatto non suscettibile di accogliere comodamente il fruitore, nasconde dentro di sé un gioco interno ed essenziale alla forma stessa, capace di spezzare l’ovvietà di un contesto di lettura già in anticipo limpido e sciolto da qualsiasi ambiguità. Si tratta del tentativo di scardinare la rigidità del rapporto forma-funzione, riconvertire sul piano progettuale il rapporto di natura semantica tra significante e significato, all’interno di una riconversione critica del passaggio immediato dalla nitidezza e dall’assoluta trasparenza della forma all’indiscutibile funzionalità dell’oggetto prodotto. Il prototipo di Polipixel è stato realizzato in strati di poliuretano tagliati a controllo numerico, con una finitura in gomma spray pensata per mantenere intatte le geometrie.