Inhabiting the territory

Tre idee per venti studenti e una tenda rosa

1. Lavorare con i sacchi della spazzatura sembra venire dal desiderio di trasformare un oggetto normalmente ignorato e disprezzato nel componente fondamentale di un altro oggetto, magnifico e di valore, per dichiarare, dal basso verso l’alto, in maniera semplice e diretta, sia il valore della formazione in un ambiente nel quale fino a poco tempo fa studiare era un privilegio, che il valore della riflessione in un ambiente saturo di beni.
2. La relazione tra l’architettura e l’arte, quella su cui in molti modi si ritorna periodicamente, è qui ripresa attraverso la sperimentazione, in quanto proposta di mediazione tra il metodo progettuale dell’architettura e il processo creativo dell’arte,concedendo spazio all’errore, al fare e rifare, coinvolgendo nel fare questo l’occhio con la sua acutezza, e il corpo con la sua plasticità.
3. Abitare il territorio come enunciato può essere riferito a quell’ ”abitare è lasciare un’orma” di Benjamin, potendo identificare l’opera stessa con l’orma – interpretazione presuntuosa e semplicista – o con il supporto di un’altra orma – interpretazione generosa e complessa – maniera quest’ultima che sembra essere quella indicata per interpretare questo piano rosa la cui forma in constante costruzione viene disegnata dal vento del mare e dal vento dei monti, venti che si incontrano a Palermo da prima che noi esistessimo.

Workshop  Inhabiting the territory  Università di Palermo – Università di Talca. Progetto e costruzione in scala 1:1 di architetture/installazioni con materiali low cost.